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IL MALE DI VIVERE

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Un Viaggio nell'Anima

 Il riappropriarci di noi stessi –cioè di quello che siamo veramente-.....Raccontare della vita è come raccontare  di un viaggio....Un  viaggio che ognuno di noi può compiere all'interno della propria psiche,  o anima come la chiamava Freud...è il racconto di un viaggio  che compiono insieme e     sullo stesso piano....In un viaggio che si compie insieme si guardano delle cose,  si ascoltano, si percepiscono e si gustano e quando uno dei due non capisce,  domanda all'altro e l'altro risponde.  Non si porta il compagno di viaggio a diventare quello che non è  ma a recuperare quello che   è....Questo viaggio  è rivolto a tutti quelli che vogliono rendersi conto del perché delle cose, che vogliono capire come funziona la mente profonda inconscia e come si svolgono i processi emozionali all'interno di noi stessi.  Il conoscersi dentro, attraverso un linguaggio che parla la stessa lingua del profondo, è un modo per riappropriarci della nostra anima perduta,  vale a dire di quello che siamo e siamo sempre stati  ma non abbiamo mai avuto il coraggio e/o l'opportunità di lasciare emergere.  È un processo, a volte lento ma comunque inarrestabile,  di conoscenza e di comprensione delle nostre potenzialità, che spesso non sapevamo di avere. ....Recuperare  il linguaggio analogico che usa il nostro profondo  per sognare e per vivere le proprie emozioni.

 

 

 "Vorrei ascoltare la colonna sonora della mia vita"

 

 

"Continuerò a pensare che tu abbia solo spento il cellulare, Amico mio"

 

 

 

 

 AMORE DIFFICILE

C’è immensità nei tuoi silenzi, come il mare, impossibile per me poterli navigare.

In questa oscurità la luce delle tue parole affonda nelle acque della solitudine.

Preferirei in certi giorni perdermi nel paradiso infuocato dal nulla, piuttosto che nell’azzurro infernale dei tuoi occhi.

…Eppure averti qui vicino mi orienta i sensi; nell’ascoltare la tua pelle profumata d’essenza riesco ancora a dare una ragione a questa mia esistenza.

 

........si può anche non tornare alla realtà.....

 

Dentro il vetro del bicchiere
mamma
le onde delle vene
hanno ancora il sapore dei tuoi vent’anni
i lividi sembrano scomparsi
mentre bevi questo fottuto goccio di vita
e ti perdi nell’illusione del veleno.
Torni la piccola principessa
col mondo tra le unghie
e il futuro nelle labbra di un poeta.
E’ il vetro scheggiato
mamma
che ti plana nell’inferno
e tremi come fumo di sigaretta
mentre racconti sempre la stessa storia
con la passione del tuo fiato spento
ferita dal rantolo di un singhiozzo.
Dentro il vetro del bicchiere
mamma
brucio la fiducia
che tutto abbia un senso.

 

 

  

....l'abbandono....

 

  Non e' facile spiegare l'alternarsi dei desideri e degli stati d'animo

  Non so se mi capisci se ti dico che talvolta preferisco sognare piuttosto che concretizzare

  Non ho voglia di essere efficiente eccellente, eccessivo sulla cresta dell'onda

  Oggi mi sento indolente voglio soltanto godermi il presente

  Realizzare i propri sogni costa grande fatica e tempo speso e corse e disciplina

  Ti sembra impossibile che possa serenamente rasentare la mediocrita'.

  Ma io voglio andare al mercato a comprare i piselli e avere il tempo per sgranarli

  Oggi e' un giorno che trascorre lento tu parli di grandi eventi io mi vivo ogni momento

  Non voglio progredire, migliorare, avanzare Mi siedo e aspetto che tramonti il sole

  Mi guardo allo specchio e vedo semplicemente me, e mi basta

  Lo so che non capisci e non m'importa e' una giornata speciale questa perche'

 ho bisogno soltanto di quello che gia' c'e'.

 


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Quattro tavoli vuoti, una luce spenta.

Dal vetro riflette, il sole che si scolora.

Il silenzio viene rotto, da incomprensibili voci.

Pensiero vagante

Di quell’uomo che scrive di sé.

Il fumo di quell’ennesima sigaretta, che si consuma

sale veloce, fino a disperdersi.

Vorrei seguirlo, nella stanza vuota

e disperdermi assieme.

 

 

 

 ANIMA NUDA

 

 Attraverso l’oscuro e scintillante sole avvolto nel manto della repressa malinconia, solcando le strade deserte d’occhi indagatori, la via perfetta per riflettere, meditare, tornare a casa…

 

Provo emozione nell’osservare il vento lacerare vite vegetali, se si ravvedesse della mia presenza, potrebbe sradicare anche me.

 

Vivo nel dubbio e nel timore d’incappare in qualche ostacolo e mirando le libere e candide nuvole non potrei sicuramente evitare di trovarmi a baciare il terreno che per un’infinità di volte ha sopportato il peso della mie amare lacrime.

 

Strappa le mie sudice vesti pregne di futuri rimorsi! Getta al vento i brandelli del mio polveroso mantello!

 

Lancia uno sguardo nell’angolo della stanza, dove buio e solitudine troneggiano imperanti ed ogni parola che coraggiosamente si avventurerà lungo questa sperduta via, sarà catturata dal mio cuore crepitante, vittima innocente del mio tortuoso cammino interiore.

 

SINTESI

"Voglio uscire da questa vita come sono, come sono vissuto, non come quello che presto diventerò"

 

 

  La tua lettera, scritta su carta, ora incisa nel marmo come solco indelebile.

  Amore mio quelle parole, ora rilette, segnano il limite.

  Il limite tra ombre e certezze, delimita il cerchio: quello delle nostre vite.

  Ti voglio dedicare la mia, non servono plausi: sei tu il mio idolo.

Nella lunga galleria dei miei ricordi ho appeso i ritratti delle donne che per anni, o per giorni, mi hanno amato; poi ho spento la luce ed ho stuccato le fessure delle imposte, per celarli.

Molto tempo è passato, un denso strato di polvere si è steso sopra i quadri e i miei complici ragni hanno tessuto migliaia di reti per nasconderli.

Di notte entro nel buio della stanza, quelle morte figure si risvegliano e i loro sguardi attoniti m'inseguono spiando i miei furtivi movimenti. Non posso sostenere quegli sguardi enigmatici e tristi che trafiggono! Io mi sento colpevole e meschino.

Improvvisa risata mi sorprende fragorosa, diabolica, irritante. C'è una donna, in un angolo, che ride.

_Che fai nascosta qui, fra le mie donne? Tu non mi hai amato, tu non c'entri. Ti ho aperto il mio cuore, quella sera, e poi tu sei fuggita via ridendo. Non è il tuo posto, questo, clandestina! Ma perché ridi?

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              Donna sconosciuta 

 

Questo canto è per te, amore mio,
che dal profondo sprigioni,
in un vortice raccolte
le profonde sensazioni.

Mai pensiero potrà tradurle,
mute rimarranno, ma non sconosciute,
il loro silenzio solo il cuore l'ascolta;
come perlacea rugiada su impalpabili tele,
è il cuore a tesserne le fibre.

Ma il destino volle, che al loro cospetto,
occhio fosse cieco, altra vista fu deputata,
altro destino assegnato
anche natura, per sua parte,
volle proteggerne la fragilità
nascondendole ai sensi.

Fù così deputato Amore
a dischiuderne il mistero,
ad ascoltarne il canto,
e come unica mano ne dipinge il volto,
come unico occhio ne scopre i colori.

Questo canto che non s'ode è Amore,
lo affido a te, insieme alla mia vita.

 Cos’è stato per noi il tempo: come un fiume che scorre tra le nostre vite.

 Cosa siamo oggi, chi eravamo ieri. Quante parole tra le nostre braccia; quanti silenzi nei cuori.

 Sui capelli sbiaditi il colore della gioia e della solitudine.

 In un giorno abbiamo vissuto e visto l’amore e la nebbia.

 In cent’anni abbiamo dato le ali della vita.

                   L'eco della tua assenza

 Ora libero il pensiero prima incatenato.

 Che tu possa raggiungere attraverso la silenziosa melodia del corpo, l'essenza dell'anima mia.

 Messaggi muti e coinvolgenti.

 Nuovi pudori, una sola espansione.

 Spirali nebulose si intrecciano.

 Ma una realtà, un solo respiro.

 Che tu possa raggiungere con decisi respiri e muti piaceri l'essenza dell'anima mia.

  Ormai sono confuse le orme di Satana e quelle lievi dell'Angelo

  più nessun altro uomo ha detto a noi ciechi, a noi storpi, il nostro bisogno di amore

  ma il vento notturno fischia percotendo le canne del deserto e i gigli dei campi

  e noi, ancora dopo migliaia di anni non siamo felici.

                     

Dualisno

 

                                                                                                                                                                                            A PUGNO CHIUSO 

 

   La schiera coscienziosa dei dubbiosi
   e degli indagatori a tempo perso
   vive col beneficio d'invetario
   che può rendere vago anche il tormento,
   diluisce spesso il male della vita
   nel fiume già melmoso della storia.
   Basta provare a vivere nei giorni
   i parti presuntuosi della mente
   a constatare il nerbo del reale.
   Se il passato è perduto, e se il futuro
   recalcitra ai progetti
   la verità violenta del presente
   dà la misura della sua realtà
   con la perseveranza del dolore.

 

 

Amo in te l'avventura della nave che va verso il polo amo in te l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte amo in te le cose lontane amo in te l'impossibile entro nei tuoi occhi come in un bosco pieno di sole e sudato affamato infuriato ho la passione del cacciatore per mordere nella tua carne.amo in te l'impossibile ma non la disperazione

 

Avvicinamento alla religione. 

 Donna amabile e dolce, il tuo tornito
  braccio, una volta, s'appoggiò, una sola,
  al mio (questo ricordo in fondo all'anima
  mia tenebrosa non è impallidito).

  Era tardi; la luna si mostrava
  nella pienezza, come una medaglia
  luccicante; la notte, come un fiume,
  scorreva su Parigi addormentata,
  con un'aria solenne.

 E lungo i muri
 delle case, nel buio dei portoni,
 passavano furtivi gatti, ritte
 le orecchie nell'ascolto, oppure lenti
 come care ombre ci venivan dietro.

 A un tratto, in mezzo all'intimità libera
 sotto il chiarore pallido fiorita,
 da te, strumento in cui non altro vibra
 che raggiante allegria, sonoro e ricco,
 da te, giuliva e limpida come una
 fanfara nel mattino scintillante,
 sguggì un nota lamentevole, una
 nota bizzarra, vaccillando come
 un bimba sparuta, orrenda, triste
 e immonda, che rinchiusa avesse a lungo
 nella cantina la famiglia, al fine
 di nasconderla agli occhi delle gente,
 oggetto di vergogna.

 Povero angelo,
 così cantava la tua nota sdridula:
"Che nulla è certo, qui nel mondo, e sempre
 l'egoismo degli uomini, malgrado
 con grande cura si mascheri, si svela;
 ch'essere donna bella è certo un duro
 mestiere, quello stupido lavoro
 della gelida e folle ballerina
 che in un sorriso macchinale spasima;
 che fabbricare sopra i cuori è sciocca
 fatica; che ogni cosa frana, amore
 bellezza, sino a quando poi l'Oblio
 nella sua gerla li rovescia alfine
 per renderli all'Eternità!"

 Sovente
 quella luna incantata ho rievocato
 e quel silenzio e quel languore e quella
 orrenda confidenza bisbigliata alla grata del cuore, in ..........................................................CONFESSIONE

PROIEZIONE DI UN SUICIDIO

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Il lungo cammino....

  Madre, questa sera non ti cerco a caso,
  sono solo figlio della mia nostalgia:
  ero di fianco al vecchio saracino
  che sulla costa anticipa le nuvole
  e dorme da secoli sul mare
  ho tracciato sulla roccia solo un segno
  e fissato quattro pertiche sugli angoli
  poi con gli occhi le ho alzate fino al cielo
  e più su per raggiungerti e sognare
  ho disteso il mio corpo tra le stelle
  e chiesto di dormire insieme a te.

 

 

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